Paura di volare o aerofobia: come affrontarla e superarla

Viaggi con la testa per aria o con i piedi per terra?

Per molte persone viaggiare è associato in modo quasi automatico all’azione di prendere un aereo. Del resto, è il modo più rapido per raggiungere mete molto distanti, caratteristica necessaria nel nostro mondo che corre ad alta velocità e non ci permette di perdere tempo.

Alcuni vivono il viaggio in aereo come il vero inizio della vacanza e come un momento di estremo relax in cui dormire, guardare film e ascoltare musica, ore in cui lasciarsi trasportare senza bisogno di fare nulla.

Ahimè, non per tutti è così. La paura di volare è molto diffusa ma difficile da quantificare perché si esprime ad intensità molto diverse. Le statistiche riportano una percentuale tra il 10% e il 40% della popolazione. Ai due estremi di questa paura c’è chi al solo pensiero di volare presenta reazioni ansiose e chi avverte solo un lieve disagio in alcune situazioni.

Paura di volare in aereo: come affrontarla e superarla

Paura o fobia di volare?

Diamo un nome a questa paura: Aerofobia o aviofobia (in inglese FOF – fear of flying)
È bene iniziare con una distinzione tra paura e fobia. In psicologia si utilizza il termine “fobia” per riferirsi a un disturbo caratterizzato da una irrazionale e fortissima risposta di paura dovuta all’esposizione a specifici oggetti o situazioni.

Inoltre, per diagnosticare una fobia il DSM V (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) prevede dei criteri precisi:

  1. Paura o ansia marcate verso un oggetto o situazione specifici.
  2. La situazione o l’oggetto fobici provocano quasi sempre una reazione immediata di paura o ansia.
  3. La situazione o l’oggetto fobici vengono attivamente evitati, oppure sopportati con paura o ansia intense.
  4. La paura o l’ansia sono sproporzionate rispetto al reale pericolo rappresentato dall’oggetto o dalla situazione specifici e la persona riconosce che la paura è eccessiva o irragionevole.
  5. La paura, l’ansia o l’evitamento sono persistenti e durano tipicamente per 6 mesi o più.
  6. La paura, l’ansia o l’evitamento causano disagio interferendo significativamente con le normali abitudini della persona e compromettono il funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.
  7. L’ansia, gli attacchi di panico o l’evitamento fobico associati con l’oggetto o situazione specifici non sono meglio giustificabili da un altro disturbo mentale (come il disturbo da attacchi di panico o ossessivo compulsivo, agorafobia o disturbo da stress post-traumatico).

Da questi criteri si comprende come l’intensità del disagio vissuto sia un parametro fondamentale per capire se stiamo parlando di paura o di fobia vera e propria.

Cosa teme chi ha paura di volare?

Solitamente chi ha una fobia specifica teme fattori di pericolo esterni, ha quindi paura dell’altezza, di precipitare, di morire.

Se esiste già un disturbo come, ad esempio, quello da attacchi di panico invece, si avrà prevalentemente il timore di sperimentare dei sintomi fisici legati all’ansia e alla paura in un luogo senza vie d’uscita, e di perdere il controllo per questo di fronte ad altre persone.

Un altro tipo di timore che si può presentare non è legato all’aereo in sé ma proviene dall’ansia di separazione, per cui viaggiare significa allontanarsi troppo dalle figure di riferimento o dal proprio luogo sicuro.

La paura di volare può dipendere da traumi pregressi legati ad incidenti, brutte esperienze in volo, racconti o fatti di cronaca che impressionano e lasciano tracce su cui si innesca un pensiero costante, o rimuginio.

Infine, per le persone che sentono il bisogno di avere tutto sotto controllo non è facile lasciare che qualcun altro prenda il comando e stare nel ruolo di passeggeri senza possibilità di sapere e capire cosa succede. Doversi fidare e affidare ad altre persone diventa difficile e fa nascere stati di ansia, preoccupazione e paura.

Come si comporta chi ha paura di volare?

Nei casi più estremi la paura di volare porta all’evitamento totale. Si rinuncia a qualsiasi attività abbia come mezzo di trasporto un aereo.

C’è chi, nonostante la grande paura, in casi di necessità estrema prende l’aereo ma vive il volo con forte disagio che, a volte, viene mitigato con l’assunzione di farmaci ad azione calmante. Alcuni preferiscono ricorrere all’alcol per annebbiare e attutire preoccupazioni e ansia ma non è certo la scelta migliore. Un farmaco adeguato prescritto da uno specialista e assunto nelle giuste dosi è sicuramente la scelta migliore in caso di emergenza.

Spesso chi vola pur avendo paura, lo fa mettendo in atto alcuni comportamenti “di sicurezza” individuati dalla persona stessa e che hanno la funzione di tranquillizzare e far sentire più in controllo della situazione. Tali comportamenti spesso vengono etichettati da occhi esterni come “scaramantici”, come la scelta di un determinato posto a sedere o rituali di preparazione al decollo. Oppure, il passeggero spaventato cerca aiuto negli altri facendo domande al personale di bordo, facendosi tenere la mano nei momenti critici, cercando di distrarsi parlando.

Può accadere che la forte ansia porti a perdere il controllo, in alcuni casi situazioni di ostilità o aggressività tra passeggeri o verso il personale sono proprio dovuti allo stato di iperattivazione legato alla paura.

Sottolineo infine, che spesso non è solo il volo in sé a creare problemi ma si presenta quella che viene chiamata “ansia anticipatoria”. Si riferisce alla preoccupazione che si sperimenta al solo pensiero di volare, cioè anticipa l’evento facendo vivere tutto il periodo precedente con estremo disagio tanto da portare alla condotta di evitamento che fa rinunciare a volare.

Come affrontare la paura di volare

Quando è opportuno chiedere aiuto?

In realtà perché una persona senta la spinta a farsi aiutare è necessario che la situazione sia vissuta come un problema. Nessun altro può decidere quale sia la soglia oltre la quale serve una consulenza specialistica. Ci sono persone che la richiedono anche solo perché provare un po’ di preoccupazione le disturba, mentre altre decidono serenamente di poter fare a meno dell’aereo e quindi la paura di volare non rappresenta un problema.

Da specialista posso dire che la paura è di per sé un segnale, o sintomo se usiamo un linguaggio più tecnico. È come una boa di segnalazione che ci fa capire che in profondità c’è un “ingombro”, qualcosa che ruba le nostre energie mentali ed emotive perché ci tiene in allerta e ci costringe a tenerlo a bada.

– Simona Di Carlo –


Il mio approccio è sempre quello di andare verso la comprensione, la conoscenza di noi stessi, la chiarificazione senza giudicarsi per i propri “punti deboli” ma cercando di trovare il modo giusto per noi di affrontarli e fortificarli.

Quali strumenti?

Gli strumenti e le tecniche per aiutare chi ha paura di volare o chi soffre di aerofobia sono svariati e non esiste un protocollo che possa essere applicato a tutti in modo indiscriminato.

Bisogna prima capire qual è il livello del problema, quanto impatta sulla qualità di vita e se è correlato ad altre problematiche o disagi.

È bene iniziare con misure preventive come una corretta informazione come fanno molte linee aeree, in cui la comprensione di alcuni aspetti tecnici legati al volo e al livello di sicurezza possono dare una mano alla nostra parte razionale a tenere a bada le emozioni. Esistono dei programmi specifici in cui le persone vengono accompagnate a volare che sono efficaci soprattutto per chi ha un livello di ansia moderato senza altri disagi correlati.

Anche la psicoeducazione è molto utile, cioè la corretta informazione su come funzionano alcuni meccanismi psichici, in questo caso legati a paura, ansia e panico. Sapere cosa ci accade e imparare tecniche di gestione dell’ansia e di rilassamento può rassicurare e far sentire la persona più in grado di controllarsi.

Ho già nominato i farmaci che correttamente prescritti e presi al bisogno possono rendere il volo meno spiacevole attenuando la manifestazione dell’ansia.

Se questo non è sufficiente probabilmente la strada da percorrere è quella del trattamento specifico.

Le tipologie di psicoterapia sono svariate e in questa sede mi limito a nominarne alcune come quella cognitiva e cognitivo-comportamentale (CBT), alcune associano l’utilizzo della realtà virtuale o tecniche di rilassamento. C’è la classica terapia psicodinamica, che indaga le motivazioni più profonde e le cause dei disagi psichici. Last but not least, la terapia EMDR che ormai adotto come approccio principale e che permette la rielaborazione di esperienze traumatiche a vario livello.

Se vuoi saperne di più sui vari approcci visita il mio sito www.ioxme.it


Bibliografia:
American Psychiatric Association. Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Arlington, VA: American Psychiatric Publishing, 2013. Edizione italiana: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano: Raffaello Cortina, 2014.
– Non-Pharmacologic Treatments for Fear of Flying, International Journal of Travel Medicine and Global Health, Volume 2, Issue 1, Winter 2014

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