Il ritmo vitale della danza: i nostri secondi passi dopo il lockdown

In queste ultime settimane mi sono iscritta ad alcune lezioni di prova organizzate a Milano per poter riprendere gradualmente e in “sicurezza” a ballare. Durante questo lungo periodo in cui non è stato possibile farlo, ho spesso avuto nostalgia dell’abbraccio che ho sempre trovato nel tango e che mi riportava con la mente all’Argentina, a Buenos Aires e, più in generale, ai tanti luoghi nel mondo dove ho trovato una milonga per ballare.

La danza è un’esperienza di viaggio

Quindi la danza per me è legata anche all’esperienza del viaggio, alla meraviglia di poter entrare in sintonia con una persona che magari parla una lingua diversa dalla mia ma con la quale posso sintonizzarmi grazie alla musica

Chi mi conosce sa che ho una passione per il ballo sin da quando ero piccola e che, negli anni, sono passata dalla danza classica alla moderna, dai ritmi latino-americani fino al tango argentino. 

Considero da sempre la danza come un’esperienza di trasformazione che unisce mente e corpo e ci pone in relazione con l’altro.

La danza è un’attività psicofisica che rappresenta un raffinato strumento di benessere psicologico in quanto agisce contemporaneamente su diversi componenti: individuale, relazionale, sociale.

– G. Bonaviri –

Ampliando il focus si può affermare che la trasformazione e la vita stessa dell’uomo siano da sempre state costellate dal ritmo archetipico della musica: in ogni danza c’è una sorta di rituale con dei passi che si susseguono secondo un “tempo” scandito dalle note.

La danza nei momenti di “passaggio”

Lo studioso tedesco E. Neumann, psicanalista di stampo junghiano, ha compiuto numerosi studi dove ha accostato la danza al compimento di riti ancestrali.

La danza ha da sempre accompagnato l’uomo nei momenti “di passaggio” così importanti per l’evoluzione personale: nelle cerimonie religiose, nei momenti di festa ma anche per celebrare il cambio delle stagioni con i relativi significati. Il corpo “danzante” si è fatto espressione degli stati d’animo più diversi in concomitanza con eventi personali o di significato collettivo. 

Tango tra psicologia e viaggio

Rinascere con i “secondi” passi

Dopo questo lungo periodo di pandemia ritrovarsi a ballare in una sala (nel pieno rispetto delle normative e, quindi, con l’adozione delle misure di sicurezza) è stato davvero emozionante. 

È una sensazione di sorpresa riconoscere nel corpo una memoria arcaica… il corpo si ricorda, si muove al ritmo della musica anche quando razionalmente pensiamo di aver dimenticato i passi che non sono più i primi ma i secondi “passi” dopo questo periodo di lockdown. È un po’ come se fosse una “rinascita” collettiva. 

Io l’ho vissuta così: con stupore, curiosità e senza giudizio. Questo mi è successo rimettendo le scarpette da tango ai piedi ma credo che possa valere per tutti i tipi di ballo (sia individuali che di coppia). 

Cosa ci racconta il ritmo vitale del tango?

Il tango si diffuse come ballo sociale nei quartieri di Buenos Aires tra il 1870 e il 1890. Gli immigrati di nazionalità differenti si ritrovavano a suonare insieme nei cortili e a condividere le musiche tradizionali. Questo favorì la contaminazione e permise al tango di diventare sempre più popolare.  

Esistono diversi stili e senz’altro il modo di ballare di oggi è molto differente da quello del passato: 

“Secondo un’ipotesi interessante il passaggio da spostamenti sempre rettilinei e cambi di direzione rigorosamente sul posto e dinamiche che combinano spostamento e rotazione potrebbe essere collegato al cambiamento della prospettiva esistenziale dei ballerini. Negli anni ’30 e ’40 le scelte di vita delle persone erano più limitate e i cambiamenti possibili meno frequenti. Per scegliere una direzione, quindi, ci si poteva fermarsi e guardarsi attorno, poi una volta deciso si andava diritti per quella strada senza tante svolte o possibilità di ripensamento.” (A. Angelica)

L’uomo contemporaneo, invece, inserito in una società che cambia molto più rapidamente e che lo obbliga a un numero maggiore di scelte, è abituato a cambiare direzione nella vita, in modo più continuo, senza avere il tempo né sentire bisogno di fermarsi ogni volta per decidere.

– A. Angelica –

Questa citazione mi consente di sottolineare come la danza segua i cambiamenti dell’uomo e possa assumere profondi significati psicologici. In particolare nel tango argentino si ricerca una connessione con il partner che permette l’esplosione delle sequenze dei passi dove è necessario ascoltarsi, sentirsi e affidarsi all’altro

Il ballo ma soprattutto il ballo di coppia diventa una modalità per poter esprimere la propria emotività e affettivitàAttiva l’aspetto ludico nella coppia e il gioco della seduzione

riprendere a ballare dopo il lockdown

Cosa succede da un punto di vista psicologico?

In letteratura è emerso da varie ricerche come il ballo migliori la capacità di socializzazione con gli altri e come contribuisca a rendere più fluida la comunicazione grazie anche al potenziamento dell’autostima in sé e nelle proprie possibilità di ascoltare il proprio corpo muoversi in sintonia con il corpo dell’altro. 

La danza è in grado di coinvolgere pensieri, emozioni e comportamenti. In maniera ancora più globale va a influire sugli schemi di pensiero e sulla strutturazione di personalità.

– S. Cipolletta –

La danza può essere un valido strumento anche contro lo stress. Ci permette di abbassare l’ansia perché attraverso il movimento del corpo utilizziamo altri canali per esprimerci e ci lasciamo andare, ci divertiamo. 

E allora potrebbe essere un buon modo quello di riprendere a ballare (sempre nel rispetto delle regole attuali) per ripartire da noi stessi ma con la prospettiva di farlo anche con gli altri, adeguando il “passo”, connettendoci con la mente e con il corpo anche dell’altro per ritrovare la bellezza delle relazioni e la fisicità dei corpi in movimento… la presenza che tanto ci è mancata in questi lunghi mesi. 

Mi capita spesso di suggerire alle persone che si rivolgono a me per un disagio legato ad ansia e depressione di iniziare anche qualche attività legata alla danza che, come ho scritto, agisce in modo positivo a livello individuale, relazionale e sociale. Il benessere è sempre dato da un mix di fattori e la connessione tra la mente e il corpo attraverso la danza ci può aiutare a “sentirci” radicati nel terreno, ad ascoltarci di più e ad aprirci alla relazione con gli altri

E poi appassionarsi ad una danza vuol dire anche darsi la possibilità di esplorarla da vari punti di vista: conoscerne le origini, l’evoluzione storica e viaggiare per andare a praticarla nei luoghi dove si è diffusa… a me è capitato andando a ballare il tango a Buenos Aires… un’esperienza unica che porto nel cuore. 

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